di Luciano Fiorani

Il carnevale della politica, a Chiusi, non sembra destinato a finire tanto presto. L’ultima esibizione in ordine di tempo è quella di Rifondazione.

Il partito guidato da Deborah Lia ha prima annunciato pubblicamente che avrebbe fatto parte della lista “La Primavera di Chiusi” poi ieri sera, dopo la solita infuocata riunione degli iscritti ha deciso di fare marcia indietro. Anche i comunisti non sono più quelli di una volta. 

Il motivo della rottura sarebbe stato la mancanza del “bollo” di partito nel simbolo della lista. La questione era stata risolta già da tempo, tanto che esponenti di Rifondazione avevano contribuito alla scelta del simbolo della “Primavera”.

Già domenica mattina però la segretaria della sezione di Rifondazione aveva annunciato improvvisamente che quella decisione non andava più bene. I soliti dictat da Siena? Resta il fatto che alla resa dei conti l’ha spuntata la Lia che si è presentata all’assemblea di partito facendo valere le dichiarazioni telefoniche che aveva raccolto tra alcuni iscritti per imporre la decisione di abbandonare la lista guidata da Giorgio Cioncoloni. Partito che vai usanze che trovi.

Come è avvenuto già negli altri partiti (Sel e Pd) una parte degli iscritti ha abbandonato Rifondazione. E quelli che si stavano impegnando nella costruzione della lista “Primavera” hanno confermato (a titolo personale, a questo punto) gli impegni assunti in precedenza.

Le considerazioni su questi comportamenti personali e di “partito” le abbiamo già espresse ripetutamente. Quello che invece non ci stancheremo mai di sottolineare è il fatto, ormai evidente anche ai più ostinati nostalgici dei partiti: i partiti, per come li abbiamo conosciuti sono finiti, non esistono più. Dietro ai simboli non c’è più nulla. Scatole vuote piene solo di arroganza, interessi personali e, talvolta, anche maleducazione.